Bitcoin Detox 1: Gli Ingranaggi di Bitcoin

 

Martedì 26 luglio 2022 ore 18:00 parleremo insieme a Giulio Delta di Bitcoin:
Perché abbiamo bisogno di Bitcoin?
Cos’è Bitcoin?
Come funziona?
Ingranaggi base di crittografia
Script di spesa
Proof of work

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Mat:

Salve a tutti. Benvenuti a questa primissima puntata del Bitcoin Detox, un podcast in cui si parla di Bitcoin, blockchain e cryptovalute, nelle sezioni di Bitcoin Pills e Crypto Pills, due format di nostra invenzione. Soprattutto parleremo di Bitcoin e a volte – se lo riteniamo importante da un punto di vista tecnologico e di privacy – non solo di Bitcoin. Siamo dei tecnici e amiamo la tecnologia, quindi ci interessano anche le tecnologie di altre cryptovalute, di cui parleremo nella sezione delle Crypto Pills. Vorrei precisare che noi qui non stiamo “scillando”, non c’è nessun consiglio finanziario e sono nostre idee personali. Naturalmente se esce una cryptovaluta nuova tipo “Terra”, non saremo lì a dire “quanto è bella, quanto è figa!” solo perché dà dei grandi guadagni. Se c’è una tecnologia interessante dietro, molto probabilmente ne parleremo, altrimenti non ne sentirete parola dalle nostre bocche. Bitcoin Detox ha vari canali social dove potete seguirci, ma soprattutto vi invito a entrare nella nostra chat Telegram (https://t.me/Bitcoindetox) dove ci sono spazi per chiunque avesse domande o dubbi che sono sorte durante la live e alle quali risponderemo sempre e volentieri. Dunque come funziona il Bitcoin Detox? In poche parole sono delle lezioni online, naturalmente offerte da noi, in cui spieghiamo dei contenuti. Vi presento dunque Giulio Delta, è il nostro primo speaker.

 

Giulio Delta:

Ciao a tutti e benvenuti. Grazie per la presentazione. Andiamo quindi nel vivo degli argomenti. Nella puntata di oggi oggi vedremo quali sono gli ingranaggi di Bitcoin. Quindi prima da un punto di vista umano, di necessità, perché abbiamo bisogno di Bitcoin? Cos’è Bitcoin? Come funziona? E poi andremo a vedere da un punto di vista tecnico e di incentivi economici come questo può funzionare. Quindi entriamo subito nel vivo. Perché abbiamo bisogno di Bitcoin. Il denaro Fiat è guasto. Innanzitutto definiamo cos’è la moneta Fiat: è un denaro non coperto da riserve materiali – come ad esempio l’oro – e per definizione è imposto dallo Stato. Quindi vediamo che una delle prime problematiche del denaro Fiat come gli Euro e i Dollari è che è imposto con la violenza, ovvero se io ho un negozio e non voglio accettare l’euro come mezzo di pagamento, mi viene la polizia mi fa una multa e probabilmente ci saranno anche altri tipi di pene. Quindi é un denaro imposto da un esercito di militari e poliziotti, quindi è imposto con la violenza, non è una scelta di libero mercato. Un’altra problematica è che il denaro Fiat corrode il potere di acquisto durante il tempo. Qui vediamo un classico grafico famoso di come il dollaro fin dal 1913 abbia perso potere d’acquisto nei confronti di un paniere di titoli come case, la spesa comune, e così via, quindi, diciamo, non è una riserva di valore duratura nel tempo. Le transazioni possono essere censurate, ovvero in questi casi diciamo un embargo verso la Russia o verso l’Iran, un individuo che abita in quelle nazioni non può ricevere pagamenti. Quindi ho una serie di restrizioni o non sono totalmente libero di scambiare ciò che ho risparmiato e ciò che ho guadagnato. E’ conquistabile; questo in principal modo perché non si possiede realmente il denaro che si guadagna, ma lo si lascia in banca, quindi noi possediamo un credito, quindi se la banca fallisce, noi perdiamo i soldi. Quindi è molto più facile sottrarci e separarci dei nostri risparmi. Ci dobbiamo quindi fidare di una terza parte, quindi una banca che può accettarci o non accettarci come clienti, quindi il fatto che il denaro Fiat abbia come requisito soprattutto il denaro digitale una fiducia in terze parti, quali banche per il suo funzionamento. Questo genera a sua volta che i servizi bancari non sono disponibili per tutti, pensiamo ai paesi del Terzo Mondo o pensiamo a paesi coinvolti da sanzioni internazionali. E alla fine chi ci rimette sono i poveri individui che non hanno gli strumenti per aggirare queste sanzioni e le subiscono tutte. Inoltre, un altro tema importante è la riservatezza economica. Oggi quando paghiamo con la nostra carta di credito quello che succede è che in realtà noi seminiamo una quantità di dati e informazioni preziose, quali sono le nostre abitudini e dove spendiamo i soldi, con che frequenza, dove ci troviamo, e che se queste informazioni vengono aggregate, con altri tipi di informazioni possono rappresentare anche un rischio per la nostra persona. Quindi un grande problema è la sorveglianza di massa che il denaro digitale ad oggi si porta dietro. Quindi questo purtroppo è tutto ciò che è oggi il denaro e come si è trasformato.

 

Quindi perché abbiamo bisogno di Bitcoin? Principalmente per separare la moneta dallo Stato. Per far sì che sia un qualcosa di indipendente, non manovrabile e quindi si sente spesso dire “Fix the money, fix the world“, in italiano “Aggiusta il denaro, aggiusta il mondo”  perché alla fine è la radice della nostra società e quindi anche un po la radice di molti problemi della nostra società odierna.

 

Quindi abbiamo bisogno di Bicoin per separare la moneta dallo stato. Questo cosa implica? Che di fatto Bitcoin è una moneta libera e pacifica, non è imposta con la violenza, è libero mercato. Non hai l’obbligo di adottarla. La maggior parte degli individui la adottano perchè è un tipo di denaro migliore. Inoltre uno delle principali fonti di incassi per finanziare una guerra è tenere la moneta collegata allo stato. Separando la possibilità dello Stato di stampare nuova moneta, si preserva in maniera anche ulteriore la pace. Bitcoin è nato principalmente anche per proteggere il risparmio, quindi da politiche di svalutazione della moneta. Di Bitcoin ne esisteranno massimo 21 milioni. Quindi è un qualcosa di cui non puoi controllare l’emissione. È scritta nel protocollo e questo per un discorso di incentivi economici individuali, non può essere cambiato perché a ogni individuo conviene che sia così. Bitcoin consente quindi l’invio di valore senza nessuna possibilità di censura. Di fatto è una rete peer-to-peer che non è possibile bloccare in nessuna transazione per come è stato progettato, quindi è possibile scambiare denaro con ogni persona in ogni parte del mondo, senza che questo possa essere impedito. Non è confiscabile o quanto meno è più difficile da confiscare perché se ne possiede la reale proprietà, un po come conquistare un’informazione. Quindi  innanzitutto devi sapere che esiste questa informazione e la puoi confiscare solamente, diciamo sotto tortura. In realtà l’accesso ai nostri Bitcoin è garantito da una chiave privata non è nient’altro che un’ informazione che possiamo memorizzare, possiamo salvare su un foglio di carta o su altri dispositivi. Quindi, rende molto più difficile patrimoniali e azioni aggressive del patrimonio da parte dello Stato. Inoltre non è necessaria una fiducia in una terza parte. Ad oggi, quando utilizziamo i sistemi bancari andiamo a porre fiducia che la banca possieda realmente il denaro che mi viene mostrato sullo schermo. Invece, per come è costruito Bitcoin con la criptografia applicata che ne regola tutto il funzionamento, con questo noi abbiamo una certezza matematica dei Bitcoin esistono solo li e sono nostri e non possono essere di qualcun altro. Quindi non abbiamo bisogno della garanzia di una terza entità come uno Stato che è soggetto a corruzione, cambiamenti politici e instabilità.

 

Inoltre Bitcoin è disponibile per tutti perchè è un software, basta andare sul sito, scaricarlo, farlo girare, ci sono tantissimi wallet, quindi è possibile ricevere denaro e inviare denaro a ogni wallet, a portata di clic. È orientato alla privacy: Bitcoin non è anonimo, è pseudonimo, quindi ogni indirizzo rappresenta una identità che però non è collegata alla nostra persona fisica, quindi mantiene comunque un grado di anonimato. E ci tutela anche dalla sorveglianza finanziaria dall’oppressione e censura monetaria. Cosa conferisce a Bitcoin queste caratteristiche? Grazie alla crittografia applicata ed a una serie di incentivi economici – poi andremo a vedere quali sono queste funzioni crittografiche che rendono possibile il protocollo Bitcoin. Tutte queste caratteristiche sono possibili solamente perchè Bitcoin è un protocollo decentralizzato. Perché in passato ci sono state altre forme di denaro, ma essendo società uniche quali “Single Point of Failure” o “singole entità attaccabili” sono state di fatto chiuse, messe in carcere, arrestate o uccise da parte degli imperatori o sovrani del periodo storico di riferimento.

 

Facciamo un piccolo distinguo. Che cos’è il Bitcoin? Con la parola Bitcoin in realtà si intendono due cose. Il protocollo Bitcoin è un’innovativa rete di pagamento e un nuovo tipo di denaro. Di solito si riferisce al protocollo con la B maiuscola, quindi il protocollo Bitcoin è il nome del protocollo e Bitcoin è la valuta un po come l’Euro o il Dollaro. Il protocollo stesso determina le caratteristiche della moneta, cioè Bitcoin può esistere anche all’interno di un database di exchange e quindi decade un po l’incensurabilità, il “permissionless” cioè l’exchange si deve accettare per utilizzare con la sua piattaforma, quindi in realtà le caratteristiche della valuta sono ereditate dal protocollo Bitcoin. Quando parliamo di Bitcoin nativi sul layer uno o di un protocollo Bitcoin hanno queste caratteristiche.

 

Dove sono i Bitcoin materialmente? In realtà i Bitcoin non esistono. I Bitcoin sono una virtualizzazione delle transazioni scritta all’interno di un registro di transazioni. Quindi in realtà quello che esiste è questo registro delle transazioni distribuito da tanti computer della rete e questo registro ha un nome e viene chiamato blockchain, più comunemente, quindi una catena di blocchi. Dove ogni blocco è come una pagina del quaderno e riporta queste transazioni o anche “timechain“, una catena temporale. Perché il vero obiettivo di questa tecnologia è garantire quando esattamente viene fatta una spesa. Perché questo garantisce la scarsità digitale. Io so che quei Bitcoin sono stati spesi alle 18:21, un commerciante che deve verificare se quei Bitcoin sono stati già spesi, non li accetterà. Questo protegge il commerciante dalla doppia spesa. Quindi è proprio a questo che serve la timechain, a far sì che i Bitcoin siano scarsi, perché in informatica qualsiasi informazione o una foto è facilmente duplicabile. Quindi avere una catena temporale che garantisce che una determinata informazione viene trasferita da A a B, ci permette di accordarci sul fatto che ora è di proprietà di B. Quindi questo registro offre una garanzia per l’autenticazione tramite Bitcoin. Questo significa che il proprietario di quei Bitcoin – solo e soltanto lui – potrà spenderli, e tutti gli altri possono verificare questa cosa e quindi garantisce la sua scarsità. Ovvero che quei Bitcoin non siano duplicabili, che non siano spendibili due volte.

 

E adesso andiamo un po più nel dettaglio tecnico su come sono create le caratteristiche della timechain. Ci sono principalmente due funzioni crittografiche. Una è la funzione di hash che è ripetutamente usata all’interno del protocollo Bitcoin, e serve a garantire l’integrità di un insieme di informazioni. Quindi è usata nelle transazioni, nel collegamento tra i vari blocchi e anche nel sistema di consenso che determina la prova temporale che è la “proof of work“. Inoltre viene usata anche la crittografia asimmetrica, che serve ad autenticare il proprietario dei Bitcoin e quindi serve a garantire e a dimostrare al mondo che solo e soltanto lui ha la chiave privata che gli dà accesso a quei Bitcoin. Quindi questa qui è utilizzata principalmente nelle transazioni.

 

Adesso andiamo nel dettaglio di quali sono le caratteristiche che deve avere una funzione crittografica di hash, quindi andiamo a vedere i singoli ingranaggi e poi li metteremo insieme per ricavarne il quadro generale. Anzitutto la funzione di hash deriva dall’inglese che significa spezzettare, fare in frantumi e abbiamo già da un po il concetto di cosa avviene sotto al cofano, cioè identificare univocamente un messaggio. Cioè dallo stesso messaggio – se io lo metto in questa scatola magica che ha la funzione criptografica di hash – uscirà sempre lo stesso output: se il messaggio è lo stesso, il risultato finale sarà sempre lo stesso. Questa funzione deve essere deterministica, cioè ogni volta che io prendo lo stesso messaggio, mi deve dare lo stesso output. Deve essere semplice e veloce da calcolare. Quindi dato un messaggio io facilmente devo riuscire a calcolare il risultato finale e deve essere impossibile o molto difficile fare l’inverso, cioè dal messaggio finale, ricostruire il messaggio originale. Per capire meglio e fare un esempio empirico, un hash corrisponde a un’impronta digitale dove il nostro dito è il messaggio, l’inchiostro è la funzione crittografica di hash. Noi appoggiamo il dito pieno di inchiostro su un foglio e abbiamo una nostra impronta digitale. Dallo stesso dito otterremo sempre la stessa impronta digitale, ma dall’impronta digitale è impossibile ricostruire il dito. Questa è proprio la funzione crittografica di hash e serve appunto a garantire che io non devo verificare tutto il dito per capire se è lo stesso, ma si verificha solamente l’impronta.

 

Adesso vediamo con esempio un po più complicato: le caratteristiche della crittografia asimmetrica. La crittografia asimmetrica ha due chiavi, una definita pubblica e una privata. La chiave pubblica viene distribuita al pubblico e quella privata viene tenuta conservata segretamente. La caratteristica principale è che se una chiave cifra, l’altra decifra e viceversa. Quindi se la chiave pubblica cripta il messaggio, solamente con la chiave privata potrà ricostruire il messaggio originale. Ma è anche vero l’opposto, ovvero che se la chiave privata cripta un messaggio, solamente la chiave pubblica può decriptarlo. E questo apre due scenari di casi d’uso. Uno è appunto l’autenticazione e quindi non ripudio (dopo andiamo a vedere nel dettaglio) è il principale principale ingranaggio che ci dà accesso ai nostri Bitcoin. Inoltre deve essere molto difficile, quasi impossibile, generare la chiave privata per la chiave pubblica, in quanto questa viene distribuita al pubblico. Entriamo nel vivo della crittografia asimmetrica: abbiamo un primo passaggio, viene generata una coppia di chiavi da un grande numero casuale, c’è un algoritmo di generazione, viene girata una chiave A pubblica e la chiave A privata. La chiave verde è sempre pubblica e rossa è sempre privata.

 

Uno dei primi benefici che si ottiene è la confidenzialità: quando una persona esterna nel pubblico usa la chiave pubblica, per criptare un messaggio, perché solo una chiave privata …? Ad esempio abbiamo due attori, Alice e Bob. Bob prende la chiave pubblica di Alice perchè vuole mandare un messaggio solo e soltanto ad Alice. Quindi prende la sua chiave pubblica, scrive “Ciao Alice, come stai?” Diventa un messaggio non intellegibile da altri esseri umani e le passa questo messaggio – il mezzo non è importante, può farlo tramite qualsiasi canale di comunicazione – lo passa ad Alice, via mail, via Facebook, via messenger, ma solamente Alice, che possiede la chiave privata, potrà ripristinare il messaggio originale da la stringa crittografia. Questo serve per la confidenzialità. Questo non è usato nella timechain, nella blockchain di Bitcoin, in quanto comunque la blockchain è pubblica, non esistono segreti. Ma la crittografia asimmetrica ha queste due principali proprietà, una è la confidenzialità, che è questa, a titolo divulgativo, e un’altra invece è l’autenticazione, che viene usata all’interno del protocollo Bitcoin. Quindi cosa abbiamo?

 

Se Alice firma un messaggio “Ciao Bob” con la sua chiave privata, Bob può decriptarlo solamente con la chiave pubblica di Alice, quindi questo qui dimostra a Bob che solo e soltanto Alice avrebbe potuto scrivere quel messaggio “Ciao Bob” quindi questo a Bob rappresenta che quel messaggio lo ha potuto scrivere solo Alice e quindi rappresenta per lui una prova di autenticazione. Quindi nel caso di Bitcoin rimane, rappresenta la prova di autenticazione che solo e soltanto Alice voleva trasferire quei Bitcoin a quel determinato indirizzo. 

 

Vediamo adesso anche il processo di firma: un’autenticazione ottimizzata in un certo senso. Quindi, possiamo trasferire un’informazione pubblica legandogli proprio una firma, esattamente come la firma analogica. Che cosa cambia in realtà? Cambia che invece di mandare il messaggio criptato con la chiave di Alice, si cripta solamente l’impronta digitale di quel messaggio – perchè intanto magari quel messaggio non è un dato sensibile, cioè il fatto che io voglia trasferire Bitcoin dall’indirizzo A all’indirizzo B non è un dato sensibile – quindi quello che si fa si deve solamente garantire che Alice che sta mandando quel dato, quindi non dobbiamo nascondere quel contenuto, anzi quel contenuto deve poter essere verificabile da tutti.

 

Quindi si prende “Ciao Bob”, si fa l’impronta digitale, la stringa, quella stringa la si cripta con la chiave privata di Alice e questa qui si chiama signature. Solamente Bob può verificare che quella firma appartiene ad Alice.

 

Vediamo più nel dettaglio questo processo di firma digitale. Abbiamo un documento, ne calcoliamo l’hash, questo hash, lo mandiamo in pasto alla funzione asimmetrica, lo criptiamo con la nostra chiave privata e quindi l’hash criptato non è nient’altro che una signature. Questo perché? Perché un documento criptato di tre pagine, produce altrettante tre pagine di documento cifrato. Quindi quello che vogliamo noi è che sia esattamente uguale alla firma analogica, la firma analogica più o meno ha una grandezza predeterminata, non è grande, tre pagine di documento se dobbiamo firmare un contratto. Quindi si dà in pasto il documento alla funzione di hash, la funzione di hash solitamente è lunga una larghezza fissa, indipendentemente da quanto è grande il documento, se è di tre pagine, magari il suo hash sarà sempre di 64 caratteri. Questi 64 caratteri vengono criptati e producono la firma. La firma viene allegata al documento originario, quindi il documento firmato. Il processo inverso di verifica come si fa? Si prende il documento firmato, quindi si separa la firma, la signature, la si decripta con la chiave pubblica e otteniamo l’hash del documento, quindi ricalcoliamo l’hash del documento, vediamo se i due hash sono uguali, significa che la firma è valida. Quindi abbiamo autenticato il reale proprietario di Bitocoin.

 

Questo infatti è quello che avviene in Bitcoin. Quando facciamo una transazione , questa è una transazione “Pay to Public Key Hash” , perchè in realtà gli indirizzi Bitcoin non sono nient’altro che un hash di una chiave pubblica. Ok, c’è non un doppio livello di sicurezza perché dal hash è impossibile generare la chiave pubblica, e dalla chiave pubblica può essere impossibile o molto difficile generare la chiave privata, quindi c’è un doppio livello di protezione su un indirizzo Bitcoin. Quando dobbiamo fare una transazione, quindi se questo indirizzo ha attribuito un Bitcoin, per spenderli, e quindi per muoverli, cosa facciamo in realtà? Mettiamo o inviamo la nostra chiave pubblica, inviamo la nostra firma e gli diciamo – quindi il miner farà i nodi – faranno le dovute verifiche, quindi verranno dalla chiave pubblica calcoleranno l’hash e vedono che è esattamente uguale all’indirizzo e che cosa faranno: dalla pubblica poi vedranno che la firma è valida e quindi quella transazione è valida, quindi il claim crittografico in cui invio un Bitcoin da Alice a Bob è autenticato, quindi spostano il Bitcoin a quell’indirizzo. Questo è come avviene una transazione a livello tecnologico, tutto ciò senza fidarsi di terze parti, quindi vediamo che è tutto dimostrato matematicamente, senza necessità che ci sia un garante terzo.

 

Adesso passiamo al consenso della timechain, che cos’è la Proof of Work? È un problema matematico che impiega in media in Bitcoin per essere risolto in 10 minuti. E’ difficile quindi da calcolare, ma deve essere immediato e facile da verificare. Qui vediamo la struttura dei blocchi. Nella blockchain, quindi nella timechain, ogni singolo blocco riporta l’impronta digitale del blocco precedente, quindi ne conserva l’integrità. Se noi andassimo a modificare anche solo una virgola nel blocco precedente l’hash sarebbe totalmente diverso. Ok, quindi questo qui mantiene una integrità di informazioni. Abbiamo una catena e se rompiamo un anello, tutti i successivi anelli sono di conseguenza rotti. Inoltre ogni blocco abbiamo l’hash del blocco precedente, le varie transazioni – quindi Alice manda un Bitcoin a Bob, Charlie manda un Bitcoin a Pippo e così via. Poi abbiamo il Nonce, questo non è un numero incrementale, casuale ed è la soluzione a questo problema matematico che è la Proof of Work. Vediamo nel dettaglio. Quindi, ricapitolando, il blocco ha un suo hash, un suo identificativo univoco, riporta l’hash del blocco precedente, ha il merkleroot delle transazioni – quindi uno può scaricare anche solo la testata senza tutte le transazioni del blocco – è modulare, il Merkleroot sarebbe l’hash di tutte le transazioni all’interno del blocco, che è una sorta di ulteriore impronta digitale di tutte le transazioni che sorgono nel blocco. Ovviamente per essere valido deve essere maggiore dell’ultimo blocco e così via. Poi c’è la difficoltà e appunto questo Nonce che sono i tasselli chiave della Proof of Work. La difficoltà a che cosa serve? Serve a far si che la prova matematica che dobbiamo risolvere in circa 10 minuti, avvenga sempre in 10 minuti. E cosa può succedere? Che andando avanti nel tempo vengono costruiti computer sempre più potenti, quindi quello che oggi un computer impiega 10 minuti ad essere risolto, diciamo di media, un domani magari impiegherà 3 minuti, 2 minuti, 1 minuto e poi 30 secondi. Quindi abbiamo bisogno di un fattore che appunto è la difficoltà che si auto calibra in base agli ultimi 2016 blocchi degli ultimi 14 giorni, due settimane precedenti e dice “se il tempo medio di blocco è stato minore di 10 minuti” aumenta la difficoltà, “se è stato maggiore” vuol dire che è stato troppo difficile, quindi la diminuisco, e dobbiamo immaginare la difficoltà un po come un passaggio sotto un ostacolo. In realtà quello che andiamo a calcolare della Proof of Work, facciamo tanti tentativi a forza bruta, ovvero andiamo a fare questo tipo di operazione: io ho questo blocco, ci Nonce zero, ne calcolo l’hash che inizia con otto zeri, no? Allora provo con Nonce 1, inizia con otto zeri? No, e faccio così, diciamo fin quando non trovo quel hash che inizia con n zeri. Iniziare con n zeri significa essere un numero minore di un numero obiettivo. Quindi quello che avviene è che viene fatto un tentativo a forza bruta, quindi gli elaboratori stanno là e fanno tanti tentativi, cercando un hash che soddisfi questi requisiti.

 

Quindi deve trovare un un numero che fa sì che l’hash del blocco stesso sia minore a quell’obiettivo target. Questo obiettivo target ovviamente viene cambiato per mantenere la distribuzione di 10 minuti. Dopo vediamo perché. Quindi questo che cosa consente? Consente di risolvere il problema dei generali bizantini. Qual è il problema dei generali bizantini? Ci sono sette generali. Devono decidere se attaccare una fortezza. Se tutti e sette attaccano, vincono. Se anche uno solo dei sette non attacca la fortezza, perdono. Quindi che cosa avviene? Devono garantirsi che nessuno tra loro sette menta o dica una versione differente della storia. Quindi che cosa fanno? Sono su sette colli, devono allegare alla loro scelta di attaccare o non attaccare questa fortezza, una prova matematica. Immaginiamo come se fosse un sudoku. E hanno 10 minuti per prendere questa decisione. Cosicché non è possibile, in questo stesso tempo di raccontare due versioni diverse, quindi mandare un sì, attaccheremo la fortezza o un no, non attaccheremo la fortezza agli altri generali. Quindi saranno tutti concordi nel  risultato finale. Se anche uno solo ha detto no, non attaccheranno la fortezza, ma quanto meno non perderanno. Quindi serve a non raccontare una storia duplice ad attori diversi, quindi dire a uno sì, attacchiamo a un altro no, non attacchiamo per perdere la guerra. Quindi risolve questo tipo di problema, perché, crea una catena di blocchi temporali dove la catena con più potenza di calcolo è quella valida e quindi essendoci questa competizione si ha una certezza temporale di quando è avvenuta quella transazione, e questo consente a un eventuale commerciante di vedere se quei Bitcoin sono ancora in mano ad Alice o li ha inviati al “Sender A” il “Sender B” li rifiuta perchè dice “tu non sei Alice, non sei più proprietario del Bitcoin, quindi previene la doppia spesa. La prova di lavoro fa sì che in un sistema distribuito ci sia una catena temporale garantita da questa maratona nel trovare la soluzione, garantisce le transazioni Bitcoin che non siano state già spese.

 

Inoltre, un’altra funzione importantissima della Proof of Work è la distribuzione iniziale. Siccome il Bitcoin da quando è stato creato, non sono stati creati dal nulla, a ogni nuovo blocco che viene creato, vengono creati nuovi Bitcoin. Quindi abbiamo una curva di emissione, è stata ben pianificata, quindi deve avvenire un blocco ogni 10 minuti. Se la potenza di calcolo aumenta e quindi i blocchi vengono chiusi in un tempo ridotto, avremmo una maggiore inflazione di Bitcoin e quindi una emissione non controllata della moneta. Qui vediamo appunto che i primi blocchi emettevano 50 Bitcoin ogni blocco venivano creati e attribuiti a un indirizzo. Dopo i 210.000 blocchi avviene un fenomeno che chiama “halving” quindi avere un dimezzamento delle emissioni di nuove monete: si passa da 50 a 25, da 25 a 12, oggi siamo nell’epoca di 6,25 Bitcoin gradi a ogni blocco e quindi vediamo come il tasso monetario di inflazione diminuisce andando verso zero e la curva di emissione fa sì che converge asintoticamente a 21 milioni di Bitcoin. Attualmente non esistono 21 milioni ne sono stati estratti circa 19 milioni. E la restante parte verrà continua ad essere creata nei successivi anni. Questo fino a tendere a zero. Quindi quali sono gli incentivi economici dei miner? Perché devono tenere su questa infrastruttura? Hanno quindi un vantaggio economico che ha ogni nuovo blocco, quindi ogni nuova Nonce che trovano e fa sì che sia il numero sia più piccolino del numero obiettivo. Si auto-attribuiscono dei Bitcoin, quindi vengono ricompensati per questo lavoro. Ovviamente il lavoro del miner consuma energia, ha un grosso investimento in hardware, quindi c’è un investimento che mette in sicurezza la rete e garantisce che non ci sia il problema della doppia spesa. Quindi i miners guadagnano principalmente dalla generazione di nuovi Bitcoin. Inoltre, a ogni nuova transazione che noi facciamo su Bitcoin viene lasciata una commissione per il miner. Quindi il miner guadagna dalla creazione di nuovi Bitcoin, quando viene chiuso un blocco ogni 10 minuti di media, e uno per ogni transazione che viene inclusa nel blocco, le transazioni vengono chiuse, dando una priorità a quali sono quelle commissioni più alte.

 

Quindi cosa rende Bitcoin un denaro migliore? Il protocollo Bitcoin è garantito, oggi abbiamo toccato la superficie, anche perchè in poco tempo è difficile dare una spiegazione esaustiva. Abbiamo visto che il protocollo Bitcoin è principalmente possibile grazie ad alcune applicazioni della crittografia e anche ad alcuni incentivi economici che fanno sì che gli attori hanno un incentivo economico per spendere delle risorse, quindi per fare le miner e per tirare su dei nodi e quindi consentire queste tecnologie. Il protocollo Bitcoin a sua volta per come è costituito da le sue caratteristiche a Bitcoin come moneta. Per oggi è tutto, la prima lezione di Bitcoin Detox è conclusa. Questa è la mia mail (giulio@gambaru.tech) se volete scrivermi per qualsiasi cosa, vi invito ancora ad entrare nel canale Telegram https://t.me/Bitcoindetox per rimanere in contatto con me e anche con i futuri speaker, anche siete benvenuti di suggerire altri argomenti di approfondimento.

 

Mat: 

Okay grazie mille Giulio rinnovo anch’io il saluto alla nostra piccola community, vi invito a seguirci anche su Facebook, Twitter e LinkedIn.


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